FTX, EXCHANGE CRYPTO, HA DICHIARATO BANCAROTTA

QUALE LEZIONE IMPARARE DA QUESTA VICENDA?
 

La settimana scorsa una delle più grandi piattaforme per lo scambio di valute digitali al mondo, FTX fondata da Sam Bankman Fried, ha presentato istanza di fallimento.

Secondo le prime indiscrezioni, il fallimento avrebbe coinvolto almeno 1 milioni di investitori, fra istituzionali (fondi di investimento e fondi pensione) e retail (singoli investitori), per una perdita potenziale di 30 miliardi di dollari. Il Sole 24 Ore parla di oltre 100.000 risparmiatori coinvolti solo in Italia.

La situazione inizia a preoccupare ad inizio novembre quando la rivista finanziaria specializzata in criptovalute, Coindesk, esprime un giudizio negativo sulla solvibilità di Alameda Research, società di trading controllata da FTX. Nello specifico, è emerso che nel bilancio di Alameda Research circa 8 miliardi di dollari, su 14 di asset, erano in realtà detenuti nel suo stesso token digitale di FTX e il valore era stato attribuito dalla società stessa, non dal mercato. Essenzialmente, gli 8 miliardi non esistevano, era un semplice giro contabile inesistente. Inoltre i token non sono immediatamente riconvertibili in contanti e i rapporti tra le due consociate (Alameda e FTX) sono sempre stati poco chiari.

Molti investitori, a fronte di tali notizie, hanno iniziato a ritirare le somme presso l’exchange e l’8 novembre FTX ha improvvisamente sospeso i prelievi dei clienti. L’azienda si è trovata subito in difficoltà e ha chiesto l’aiuto al più grande exchange e rivale Binance, in quanto dovevano trovare 8 miliardi di dollari per colmare il danno creato. Dopo un primo accordo per il suo salvataggio, Binance ha fatto un passo indietro affermando che “non sono in grado di risolvere la questione”, probabilmente perché dalla due diligence è emerso che i bilanci erano peggiori del previsto.

La decisione di Binance ha scatenato una corsa virtuale agli sportelli che ha affossato FTX. Il fondatore si è dimesso ed è iniziata la procedura del Chapter 11, una sorta di fallimento controllato.

Le principali vittime di questa vicenda sono stati gli investitori retail, cioè le singole persone che hanno aperto il loro account presso FTX per acquistare e vendere criptovalute. Oltre a loro, ci sono anche investitori istituzionali ad essere stati travolti: Sequoia (hedge fund della Silicon Valley), Softbank (intermediario finanziario giapponese), Tamasek (società di investimento del governo di Singapore) e Ontario Teachers’ Pension Plan (fondo pensione degli insegnanti dell’Ontario). La persona che ha perso di più è stato proprio il fondatore Sam Bankman Fried, il quale in poche settimane ha visto evaporare il suo patrimonio di 26 miliardi di dollari, uno dei crolli più veloci di sempre della lista dei miliardari di Forbes.

Qualcuno fa paragoni con il fallimento di Lehman Brothers, qualcun altro preferisce paragonarlo al caso Enron. Il crac di FTX fa emergere subito uno dei limiti delle criptovalute: è un mercato non regolamentato, molto volatile e anche le autorità possono fare ben poco per aiutare gli investitori in caso di fallimento. Sicuramente ci sarà un danno in termini di credibilità al mercato delle criptovalute e ci sarà un piccolo rischi contagio. Il Wall Street Journal ha citato che anche BlockFi e Crypto.com potrebbero essere in difficoltà dopo il caso FTX. Il mondo cripto ha subito una brusca discesa nel 2022. L’anno scorso un bitcoin veniva scambiato a quasi 70.000 dollari. Oggi vale meno di 17.000 dollari.

Quali lezioni possiamo imparare da questa vicenda?

Negli ultimi anni molti clienti e amici mi hanno chiesto una opinione sulle criptovalute. Non sono un esperto delle valute digitali e sono sempre stato scettico sull’argomento, però la mia personale opinione è sempre stata quella di investire solamente se si è totalmente a conoscenza dei rischi a cui si va incontro e solamente una piccola parte delle proprie disponibilità perché è un settore altamente speculativo e con poche certezze.

Purtroppo, invece, molte volte le persone si fanno attirare da fantomatici guadagni e si fanno trasportare dal “sentito dire” senza avere coscienza di quello che stanno realmente acquistando.

Investire non è un gioco e non è semplice: per questo motivo è importante avere un consulente di fiducia che sappia consigliarti e che conosca il rischio a cui si va incontro quando si decide di intraprendere un percorso di investimento.