LA BCE AUMENTA I TASSI D'INTERESSE: QUALI CONSEGUENZE PER I RISPARMIATORI?
DOPO UN DECENNIO, TASSI IN RIALZO DI 0,5%
L’ultima volta che la BCE ha alzato i tassi d’interesse è stato nel lontano Luglio 2008, quando il costo del denaro è stato innalzato dal 4% al 4,25%. Da allora, a causa della crisi finanziaria prima e della crisi del debito sovrano poi, la BCE ha iniziato una lunga serie di tagli, fino ad azzerarli completamente e portarli in negativo a partire dal 2016. Queste operazioni sono state attuate sia perchè l’economia europea era in sofferenza con una crescita ridotta del PIL, sia perché l’inflazione era sempre stata inferiore alla soglia del 2%, livello ritenuto ottimale per la Banca Centrale Europea.
La situazione ha iniziato a mutare con l’avvento della pandemia, o meglio, una volta terminata la prima fase pandemica che ha paralizzato l’economia nel corso del 2020. Una volta riprese le attività, il PIL mondiale Ha ricominciato a correre velocemente, creando una domanda di beni e servizi e di materie prime superiore all’offerta di mercato. Questo disallineamento ha iniziato a far crescere l’inflazione, che è esplosa a seguito dello scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, principalmente a causa della scarsità delle materie prime. Gli ultimi dati sull’inflazione nel Vecchio Continente parlano di un’inflazione superiore all’8%, dato che non si vedeva da decenni.
Per far diminuire l’inflazione, che sembrava essere temporanea ma rischia di diventare un fenomeno persistente, la banca centrale può far leva sui tassi d’interesse. Aumentandoli, diminuisce la moneta in circolazione e cresce il costo del denaro, diventa cioè meno conveniente indebitarsi.
Ma arriviamo al dunque: quali sono le conseguenze principali per i risparmiatori?
La prima conseguenza, come detto in precedenza, riguarda l’indebitamento: indebitarsi costerà di più. Questo vale sia per i nuovi prestiti, sia per i mutui. Chi ha già contratto un mutuo a tasso fisso (molto conveniente negli ultimi anni) non dovrà preoccuparsi in quanto le rate sono fisse e non subiranno nessun rialzo. Chi dovrà invece preoccuparsi sono i possessori di un mutuo a tasso variabile, i quali vedranno la rata aumentare, e chi deve acquistare casa, in quanto i tassi fissi attualmente sono molto elevati (superiori al 3%) e i tassi variabili si rialzeranno a breve.
Una seconda conseguenza riguarda il maggior costo del debito pubblico. Per finanziarsi gli Stati Europei emetteranno dei Buoni del Tesoro (BOT e BTP in Italia), i quali pagheranno interessi maggiori ai propri sottoscrittori.
Infine, ed è il fattore che mi preme sottolineare, l’aumento dei tassi ha degli effetti anche sui risparmi e sul portafoglio di un investitore: nel momento in cui il rialzo dei tassi è ufficiale, le obbligazioni, sia governative che aziendali, daranno degli interessi maggiori ai possessori (le cosiddette cedole). Ma attenzione: questo vale solo per le obbligazioni di nuova emissione, mentre le obbligazioni già in essere perdono valore, in quanto quelle di nuova emissione saranno più convenienti.
Bisogna attendere ancora qualche mese per valutare la politica monetaria europea ed americana, però ritengo che prossimamente potrebbero ritornare interessanti alcuni prodotti obbligazionari, soprattutto per i profili più difensivi: con l’aumento dei tassi, dovrebbero ritornare a dare dei rendimenti alettanti, assenti negli anni scorsi. Anche le gestioni separate assicurative dovrebbero riprendersi e reiniziare ad offrire quei rendimenti garantiti molto cari agli investitori italiani.
Il mondo finanziario subisce continui e repentini cambiamenti ed è in continua evoluzione: fare affidamento su un consulente per la gestione dei propri investimenti diventa quindi fondamentali per non commettere errori tipici del “fai da te”.