ESISTE DAVVERO UN RISCHIO STAGFLAZIONE?

LA STAGFLAZIONE: analisi e valutazioni COMPLESSIVe

 

Nelle ultime settimane, nelle testate giornalistiche specialistiche e negli ambienti finanziari, si è risentito un termine economico che negli ultimi tempi era passato in secondo piano: la stagflazione.

La stagflazione nasce negli anni 70’, dopo il primo shock petrolifero del 1973-1974 e unisce due termini economici, cioè la stagnazione e l’inflazione. L’inflazione, come sappiamo, è l’aumento generalizzato dei prezzi nel tempo che comporta la diminuzione del potere d’acquisto della moneta (per approfondimenti si visiti il glossario nel mio sito https://www.davidefarinaconsulentefinanziario.it/index.php/abc-finanziario/glossario) mentre la stagflazione è quella condizione in cui produzione e reddito nazionale restano immobili, senza aumentare né diminuire. Se questa fase è prolungata si assiste ad una progressiva contrazione della crescita economica.

Mentre l’inflazione è già presente e potrebbe continuare nei prossimi mesi (non essendo così transitoria come annunciato da alcuni esperti del settore), la stagnazione, almeno per il momento, non c’è, nonostante ci siano alcuni segnali di rallentamento dell’economia. Approfondiamo questi argomenti per trarre alcune considerazioni in riferimento agli investimenti e ai portafogli.

Partiamo da una constatazione: l’obiettivo delle banche centrali è mantenere l’inflazione attorno al 2%, cifra considerata ideale per sostenere la crescita economica monitorando l’aumento dei prezzi. Questo target, soprattutto in Europa, non è stato sempre raggiunto a causa della globalizzazione (il decentramento produttivo ha comportato un generale ribasso dei prezzi dei beni) e della tecnologia (aumentando la produttività e frenando l’aumento salariale).

Oggi la pandemia ha in parte messo in crisi la globalizzazione riducendo gli scambi e la mobilità di merci e persone. Anche le misure protezionistiche introdotte da alcuni Paesi potrebbero bloccare alcuni meccanismi economici che erano presenti fino a qualche anno fa. Inoltre, si è verificato un forte rimbalzo della domanda di beni e servizi, stimolato da politiche fiscali e monetarie espansive e dalle riaperture che si sono verificate nei vari Paesi, provocando un rialzo dei prezzi (basti pensare all’aumento dei prezzi delle materie prime e ai costi dei trasporti). Infine, un altro elemento da rilevare è la carenza di manodopera in molti settori, che potrebbe comportare un aumento dei salari.

Tutti questi fattori dovrebbero far ripartire l’inflazione nel breve periodo, col rischio di intaccare anche il medio-lungo periodo se essa diventa strutturale.

Per quanto riguarda la stagnazione, nonostante ci sia stato un rallentamento nel ritmo di espansione, non si può affermare che c’è un ristagno della crescita. Il PIL mondiale dovrebbe aumentare del 4,5% quest’anno, quindi l’economia non si sta fermando, forse si è raggiunto il picco e ora si crescerà ad un ritmo leggermente inferiore.

Tirando le somme, l’unica certezza, attualmente, sembra essere un ritorno di fiamma dell’inflazione. Come già accennato in precedenti articoli, l’inflazione è una “tassa nascosta” su chi detiene liquidità nel conto corrente perché il valore reale del denaro si svaluta di più in presenza di inflazione. Quindi chi è abituato a non effettuare investimenti e a lasciare la liquidità ferma sarà colui che più soffrirà in questa nuova realtà.

Effettuare una corretta pianificazione finanziaria risulta ancor più importante in presenza di inflazione ed esiste una soluzione adatta ad ogni esigenza del cliente, in base ai propri obiettivi e all’orizzonte temporale.

I mercati azionari nel lungo periodo performano sempre meglio rispetto agli altri mercati, però bisogna accettare la volatilità, che sarà presente nei prossimi mesi. Per cavalcare questa volatilità, esistono strategie che reputo “intelligenti” nel periodo attuale, come i PAC (Piani di accumulo del capitale) e Target (si entra gradualmente nel mercato con una strategia ben precisa). In ottica tattica potrebbe essere interessante inserire in portafoglio qualche prodotto legato all’inflazione o fondo in valuta diversa dall’euro (franco svizzero). Anche qualche strumento legato alle materie prime e ai semiconduttori potrebbe rivelarsi efficace nei mesi a venire.